In occasione del 50° anniversario di fondazione del Piccolo Teatro di Milano, Giorgio Strehler rilasciava un'intervista alla rivista Specchio (allegato della Stampa del 3 maggio 1997), nella quale giungeva a delineare una rosa degli spettacoli da lui più amati. Alcuni passi di quell'intervista vengono qui riportati, nel tentativo di permettere una conoscenza sempre più approfondita dell'artista, attraverso i suoi percorsi di ricerca e le scelte "d'amore" nel suo lavoro teatrale.

I dieci spettacoli che ho amato di più
di Giorgio Strehler


1947-1997
Arlecchino servitore di due padroni
(di Carlo Goldoni)

Non è lo spettacolo che ho amato di più: lo è diventato nel tempo. Mi ha seguito dal 1947. Poi io ho seguito lui nel mondo. Nuova edizione dopo nuova edizione, sempre uguali e diversi fino all'edizione "dell'Addio" e a quella "del Buongiorno" con gli allievi della mia scuola. Indimenticabile.

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1962/63
Vita di Galileo
(di Bertolt Brecht)

Il profilo concreto di un teatro della ragione, dell'umano, della dialettica e della poesia. Per me un cammino di conoscenza fondamentale.

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I edizione 1947/48
II edizione 1966/67
III edizione 1993/94
I giganti della montagna
(di Luigi Pirandello)

Non uno spettacolo di Pirandello. Uno psicodramma che mi perseguita dal 1947. Il dramma dell'arte, dunque del teatro, che deve farsi e facendosi decade. La tragedia del teatro "fatto", in cui il pubblico uccide i suoi protagonisti sempre, in ogni luogo e in ogni tempo.

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1964/65
Il gioco dei potenti
(di William Shakespeare)

Tre parti dell'Enrico VI di Shakespeare. Uno spettacolo incompleto, debordante. Quanto pochi se ne sono accorti ma quanto ho imparato e dato di me! A Salisburgo, in lingua tedesca, l'opera s'è completata. Ho trovato un poco di pace.


I edizione 1954/55
II edizione 1973/74
Il giardino dei ciliegi
(di Anton Cechov)

Il secolo che muore non ci ha dato nulla di più definito e alto. Averne rappresentato anche un brandello di umanità e verità mi appare ancora come una gioia indicibile.

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1972/73
Re Lear
(di William Shakespeare)

Uno sprofondarsi nell'abisso dell'umano. Non ho conosciuto nulla di così complesso, così disperato e trionfale. E la grandezza dell'arte dell'attore in TinoCarraro

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1954
La trilogia della villeggiatura
(di Carlo Goldoni)

La conquista critica e poetica di Goldoni. Qualcuno scrisse: ma allora Goldoni è anche questo? Il mio spettacolo d'amore più totale. Gioia e lacrime.


I edizione 1947/48
II edizione 1977/78
La tempesta
(di William Shakespeare)

Considero La Tempesta la più grande opera teatrale mai scritta. La più trionfale disfatta di interprete di fronte alla teatralità compiuta. La tempesta non è un testo che semplicemente si può rappresentare: si deve farlo.

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I edizione 1955/56
II edizione 1979/80
El Nôst Milan
(di Carlo Bertolazzi)

La prima ricerca sul teatro nazional-popolare. Uno spettacolo che riportava sulla scena il dialetto. Un tentativo di ridare voce alla cultura e al sentimento di una città. Per poco così è stato. Poi ci si è voluti dimenticare di questa avventura e del teatro dialettale, pur capace di capolavori.


1988/89-1990/91
Faust frammenti (parte I e II)
(di Johann Wolfgang Goethe)

La cosa estrema, impossibile. Il più coraggioso tentativo di toccare l'assoluto teatrale, regia e recitazione. Per me i 7.000 versi proposti a un pubblico contemporaneo, con una percentuale di giovani straordinaria, da soli onorano la mia carriera, danno un senso al mio lavoro di più di 50 anni.

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