 1947-1997 | Arlecchino servitore di due padroni (di Carlo Goldoni) Non è lo spettacolo che ho amato di più: lo è diventato nel tempo. Mi ha seguito dal 1947. Poi io ho seguito lui nel mondo. Nuova edizione dopo nuova edizione, sempre uguali e diversi fino all'edizione "dell'Addio" e a quella "del Buongiorno" con gli allievi della mia scuola. Indimenticabile. |
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 1962/63 | Vita di Galileo (di Bertolt Brecht) Il profilo concreto di un teatro della ragione, dell'umano, della dialettica e della poesia. Per me un cammino di conoscenza fondamentale. |
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 I edizione 1947/48 II edizione 1966/67 III edizione 1993/94 | I giganti della montagna (di Luigi Pirandello) Non uno spettacolo di Pirandello. Uno psicodramma che mi perseguita dal 1947. Il dramma dell'arte, dunque del teatro, che deve farsi e facendosi decade. La tragedia del teatro "fatto", in cui il pubblico uccide i suoi protagonisti sempre, in ogni luogo e in ogni tempo. |
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 1964/65 | Il gioco dei potenti (di William Shakespeare) Tre parti dell'Enrico VI di Shakespeare. Uno spettacolo incompleto, debordante. Quanto pochi se ne sono accorti ma quanto ho imparato e dato di me! A Salisburgo, in lingua tedesca, l'opera s'è completata. Ho trovato un poco di pace. |
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 I edizione 1954/55 II edizione 1973/74 | Il giardino dei ciliegi (di Anton Cechov) Il secolo che muore non ci ha dato nulla di più definito e alto. Averne rappresentato anche un brandello di umanità e verità mi appare ancora come una gioia indicibile. |
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 1972/73 | Re Lear (di William Shakespeare) Uno sprofondarsi nell'abisso dell'umano. Non ho conosciuto nulla di così complesso, così disperato e trionfale. E la grandezza dell'arte dell'attore in TinoCarraro |
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 1954 | La trilogia della villeggiatura (di Carlo Goldoni) La conquista critica e poetica di Goldoni. Qualcuno scrisse: ma allora Goldoni è anche questo? Il mio spettacolo d'amore più totale. Gioia e lacrime. |
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 I edizione 1947/48 II edizione 1977/78 | La tempesta (di William Shakespeare) Considero La Tempesta la più grande opera teatrale mai scritta. La più trionfale disfatta di interprete di fronte alla teatralità compiuta. La tempesta non è un testo che semplicemente si può rappresentare: si deve farlo. |
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 I edizione 1955/56 II edizione 1979/80 | El Nôst Milan (di Carlo Bertolazzi) La prima ricerca sul teatro nazional-popolare. Uno spettacolo che riportava sulla scena il dialetto. Un tentativo di ridare voce alla cultura e al sentimento di una città. Per poco così è stato. Poi ci si è voluti dimenticare di questa avventura e del teatro dialettale, pur capace di capolavori. |
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 1988/89-1990/91 | Faust frammenti (parte I e II) (di Johann Wolfgang Goethe) La cosa estrema, impossibile. Il più coraggioso tentativo di toccare l'assoluto teatrale, regia e recitazione. Per me i 7.000 versi proposti a un pubblico contemporaneo, con una percentuale di giovani straordinaria, da soli onorano la mia carriera, danno un senso al mio lavoro di più di 50 anni. |
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